LA SACRALITÀ DELLA NASCITA

di Verena Schmid

In questo periodo di Natale festeggiamo la nascita del bambino forse più famoso al mondo. Il presepe rappresenta la scena arcaica della nascita, il percorso simbolico del “farsi carne” che ogni bambino, ogni madre percorrono insieme guidati dall’istintualità mammifera e dalla trance – un espansione di coscienza prodotta dalle doglie. Gesù bambino nasce da un parto naturale, senza assistenza medica, in un ambiente tutt’altro che sterile, partorito da sua madre in una stalla tra gli animali e gli angeli. Non sappiamo niente del parto di Maria, se sia stato difficile o facile, quanto abbia sofferto, se si sia persa d’animo o no. Sappiamo solo che il suo parto è andato a buon fine e che Maria ha dato vita a un bambino sano con le sole sue forze. Certo, è stata accompagnata dal cielo e protetta dalla forza della vita che si vuole rinnovare sempre. Ma questo succede a tutte le madri.

Gesù, nel suo divenire umano, nella più grande trasformazione che un essere possa vivere, ha affrontato le insidie del canale da parto, ha compiuto la sua metamorfosi sotto le doglie uterine, inondato dagli ormoni materni, ormoni dell’amore e della protezione, massaggiato e spinto fuori dalla forza della carne, accolto dalle braccia di donna e dal tepore degli animali, protetto dal padre spirituale e terreno. Ha percorso la strada di tutti gli esseri umani nel loro divenire. Alla sua nascita erano presenti pastori e re, pecore e angeli, il cielo e la terra, a rendere gloria al miracolo che con ogni nascita si compie: un essere che viene da un’altra dimensione si fa persona umana, entra nel mondo attraverso l’unica porta possibile, il corpo di donna.

Maria, sacra come tutte le donne che diventano madri perché si apre al mistero, si lascia penetrare dal messaggio e si arrende all’angelo che la guida verso la maternità, si fida, affida a Giuseppe, protegge nel suo ventre il bambino invisibile. Quando è l’ora, si apre con dolore e gioia – corpo e anima – al suo passaggio nel mondo, diventando canale tra cielo e terra, ricettiva verso le due dimensioni esistenziali e verso il suo bambino nascente, in contatto con gli angeli e contemporaneamente fortemente impegnata nel suo corpo in una performance totalmente istintiva e “animalesca”. Spiritualità e istintualità, due polarità apparentemente opposte si integrano perfettamente nell’atto più generoso del mondo: dare alla luce una vita nuova. Questa è la natura della nascita, la storia di tutti i bambini che vengono al mondo e di tutte le donne che partoriscono.

Ecco questa magia del nascere l’abbiamo un po’ dimenticata. È rimasta sepolta sotto le paure e i valori di una società tecnologica, superficiale, consumatrice e dominata dalla speculazione economica. Così la nascita, e con essa l’essere umano, si è ammalata: di stress, di estraniazione, di separazione, di abbandono, di solitudine, di mancanza di riconoscimento, di abuso, di vuoto, di depressione e anche di mancanza di amore. È afflitta dagli stessi mali – affettivi, relazionali, emozionali, esistenziali – degli individui che ne sono emersi, le persone di oggi, noi, i nostri bambini e la nostra società!

La nascita e la società sono strettamente legate, si condizionano rispettivamente nel bene e nel male.

Se vogliamo ricostruire un mondo a misura di uomini, donne e bambini dobbiamo ritrovare la sacralità e la forza insita di una nascita rispettata, dobbiamo appianare la strada al bambino il più possibile e accoglierlo con amore, favorendo così un sano sviluppo del potenziale umano.

La tecnologia ci dovrebbe aiutare a partorire ovunque una donna si senta a suo agio, in cima a una montagna, sotto un albero, in mare, a casa sua, in un ospedale. Dovrebbe ampliare le nostre possibilità anziché restringerle.

Solo la donna può sapere dov’è il luogo adatto per lei per partorire e per sentirsi protetta e rispettata.

Ogni singola donna che può ritrovare la via dell’integrità, secondo Jeannine Parvati Baker, grande donna saggia e ostetrica, aiuta a guarire la nascita e con la nascita, il pianeta.

O, come invita Ibu Robin Lim, ostetrica balinese e vincitrice del premio per la pace Alessandro Langer: guariamo il mondo attraverso la nascita rispettata, un bambino alla volta.

Verena Schmid

ostetrica, docente internazionale e autrice

www.verenaschmid.eu, www.marsupioscuola.it, www.benesserematernita.it