L’arte di comunicare

IMG_2149Uno strumento importante nella borsa dell’ostetrica
Di Stephanie Bianco, ostetrica

La continuità dell’assistenza é un punto cardine di molteplici progetti assistenziali in Italia e all’estero. In questi progetti, l’ostetrica diventa la principale figura di riferimento perché capace di comprendere una situazione contestualizzandola e di fornire mezzi e strumenti alle coppie per risolvere problemi.
Non di rado infatti svolge funzione di mediators tra le diverse figure professionali e la donna stessa. Per questo motivo l’ostetrica deve possedere, accrescere, migliorare quelle che sono le sue competenze comunicative, dove per competenze intendiamo la conoscenza delle regole di un codice linguistico che si unisce alla capacità di usare tale linguaggio in maniera appropriata, in determinati contesti sociali e in stretta relazione ad altri codici comunicativi non verbali.

Questa capacità é peculiare dell’uomo e fa sì che l’individuo sia membro di una comunità e possa operare nel contesto sociale.
Molte sono le ricerche, gli studi volti ad indagare l’interazione tra persona assistita ed operatore e tra operatori stessi, ciononostante queste sono condotte per lo più da psicologi e sociologi. Gli operatori sebbene includano l’aspetto psicosociale come parte integrante dell’assistenza e come standard di qualità della stessa, non si fanno promotori di ricerca in tal senso ed in particolare non valutano a livello personale l’efficacia della propria comunicazione.
E’ necessario valutare quali sono le competenze comunicative per migliorare la relazione con la donne, relazione che diventa il fondamento di un rapporto tra persona ed operatore.
Quando si parla di comunicazione ci si riferisce per lo più all’interazione verbale tra le persons, ma in un mondo in cui le parole a volte sembrano solo voler riernpire uno spazio vuoto, vorrei riportare I’attenzione sul mezzo più antico che tutti hanno a disposizione per ascoltare e trasmettere: il tatto.
Il tatto é il primo senso che l’embrione sviluppa, é il più importante dei cinque sensi: da esso dipende la coscienza di noi stessi e la percezione della realtà che ci circonda. E il tatto che ci dà il senso della profondità, dello spessore e della forma delle cose. Ogni emozione, prima di penetrare in noi, viene filtrata attraverso i sensori tattili della pelle.
I primi scambi tra madre e bambino passano attraverso il massaggio, il contatto.
Toccare una persona, stringerle la mano possono diventare gesti fatti in maniera abituale, ma sono dei veri e prupri canali di comunicazione che tendiamo a sottovalutare nei rapporti con gli altri.
E semplice entrare in relazione attraverso le parole, che proteggono l’intimità dell’individuo; un abbraccio, una carezza possono invece far parts di una cornunicazione profonda vicina alle vere emozioni delle persone.
L’importanza che diamo al tatto la esprimiamo inconsciamente, nell’usare aggettivi per descrizioni di persona, colori, oggetti spesso evochiamo sensazioni tattili: lo sguardo caldo, penetrante, una coperta soffice, avvolgente… alcuni possono essere “toccati” da un’emozione o ancora uno sguardo può essere tanto profondo da toccare l’anima.
Il tatto la prima forma di comunicazione ed é quella meno usata, le persone preferiscono sempre di più una conversazione superficiale, non approfondita, virtuale, l‘utilizzo di mezzi di comunicazione scmpre più efficienti ha impoverito ed esaurito la comunicazione stessa ed il passaggio di conoscenza ed informazioni. Arthur C. Clark in “2001 Odissea neIIo spazio” sottolinea che: “…quanto più erano miracolosi i mezzi di comunicazione, tanto più banale e deprimente sembrava essere il contenuto delle notizie che trasmettevano… ”. Questo ci può far riflettere sull’importanza e sul valore dell’essere umano che riesce ad esprimere la sua sensazioni più profonde tramite gesti, atteggiamenti e solo in parte attraverso le parole.
Per migliorare l’assistenza alla donna é necessario ricominciare a toccare le donne, la loro pancia, ll loro bacino, é necessario imparare ad usare le mani, riappropriarsi del tatto per noi stessi e per gll altri, come strumento di conoscenza.

Il tatto anche se poco considerato può invece essere una delle prime competenze che i professionisti della salute devono acquisire per instaurare con la donna un percorso di assistenza basato sulla continuità. Ne erano a conoscenza i medici e le ostetriche condotte che tramite l‘ascolto e l’uso di conoscenze empiriche valutavano i segni clinici dei loro pazienti attraverso le mani, le mani diventavano cosi strumento di diagnosi. Queste figure coglievano dalla narrazione apparentemente priva di significato dati obiettivi essenziali per la cura e l’assistenza.
Questi concetti sono rivalutati oggi, si dà un valore non solo empirico ma anche scientifico, c’é la necessità da parte della popolazione di ricevere e fornire un’assistenza personalizzata in cui donna, coppia, famiglia e ostetrica trovano un ruolo ed un compito definito che soddisfa le esigenze di ciascuno.
“Nel negativo c’é ii germe de! positivo”, in questa frase si racchiude l’inizio di un percorso volto a] rinnovamento, alla crescita personale.
II lavoro routinario porta forse i professionisti della salute ad avere atteggiamenti nei confronti delle persone a dei colleghi a volte poco corretti, alcune frasi che “si tramandano” tra ostetriche e medici, sembrano far parte di uno stesso spettacolo sempre uguale in cui cambiano solamente gli attori. Queste scene sono tanto standardizzate che alcuni sociologi sono riusciti a farne degii schemi ben precisi. Un esempio può essere quello relativo all’assistenza al parto in cui le frasi si possono dividere per categoria e per il momento in cui vengono dette.
Possiamo individuare alcune parole rituali:

  • gli incoraggiamenti (“…brava, brava, dai ancora una spinta. .. ”)
  • le rassicurazioni (“respira tranquillamente, non agitarti: guarda che stai sprecando fiato! Tienilo per dopo ne avrai bisogno… ”)
  • minacce, rimproveri (“Smettila urlare così, che mi spaventi tutto il reparto, se non la finisci ti porto sotto (in sala parto), e poi vediamo se non la smetti!!”)
  • “nenie da parto” (“Bane adesso prendi fiato! Trattieni il respiro e giù verso il basso, lungo lungo lungo lungo…, coraggio, prendi fiato e giù di nuovo, dai in fretta, prima che passi…é passata, ascolta la prima me la dai bene ma sulla seconda non ci siamo… ”)
  • commenti tra il personale ( “Queste contrazioni non vanno mica tanto Dottore, cosa dice mettiamo am po’di benzina?”, “Dottore mi dia un appoggino, non tanto forte mi raccomando… ”)
  • battute (“…Signora la ricuciamo cosi torna come nuova “)
  • minimizzare le sensazioni della persona (“…ti lamenti ancora !!…perché ti occupi ancora di quaggiù non vedi che è nato il tuo bambino, pensa a lui che io adesso ti sistemo qui… ”)
  • vezzeggiativi (“…gioia, cara, tesoro… “)

Queste frasi rituali possono essere uno spunto di riflessione, e invitano a prendere del tempo per ascoltare in modo più consapevole noi stessi e gIi altri.
L’ascolto e l’attenta osservazione sono punti cardine deli’assistenza, non si devono esprimere consigli, suggerimenti se prima non ci si è fermati in una condizione di ascolto.
Quali sono le strategie ed i mezzi da utilizzare per un’ostetrica che si pone come obiettivo quello di migliorarsi e “comunicare meglio”?
Come cambiare una realtà in cui diventa difficile lavorare?
Non esistono metodi o strategie d‘eccellenza, non esiste una frase, una parola che possa essere giusta per tutte le situazioni, la comunicazione é strettamente personale ed ogni persona nella conoscenza di se stesso come essere sociale ha la possibilità di trovare il proprio metodo, i! proprio atteggiamento per affrontare una determinata e specifica situazione.
La continuità dell’assistenza può anche mettere in crisi l’operatore che non sa adattare le proprie competenze ad uno specifico Contesto. Nel l998 la Regione Europa – WHO Europe pone l’accento su alcuni obiettivi tra i quali:

  • L’assistenza deve essere multidisciplinare
  • L’assistenza deve essere olistica
  • L’assistenza deve essere centrata sulla famiglia
  • L‘assistenza deve essere culturalmente appropriata
  • L’assistenza deve coinvolgere le donne nel prendere decisioni

In tutti questi punti viene esplicitata la forte necessità di personalizzare l’assistenza per migliorare la “salute della popolazione”, per promuovere la salute, per passare dal “curare” al “prendersi cura”.
La Comunicazione basata sul rispetto per la persona, deve essere il risultato di un processo di conoscenza e consapevolezza dell’operatore stesso in merito alle sue competenze relazionali.
Per un’assistenza ostetrica che fondi sui principi della personalizzazione e continuità é necessario sviluppare le competenze per dare fiducia e sostegno alla donna, competenze che passano attraverso il saper ascoltare e capire. L’Obiettivo è mirare alla visione della persona assistita con l’integrazione dei diversi aspetti e complessità della stessa.
Chiederci:

  • quanto accettiamo ciò che la madre sente e pensa
  • quanto riconosciamo le competenze della donna e del bambino
  • quanto siamo in grado di usare un linguaggio semplice e non dare ordini
  • quanto sappiamo usare utilmente la comunicazione non verbale
  • quanto sappiamo attivare un atteggiamento empatico
  • quanto sappiamo evitare parole che esprimono un giudizio

Rispondere a queste domande può aiutarci a capire da che punto inizia il cammino che dobbiamo. intraprendere per migliorare la nostra capacità di comunicare nel Rispetto della persona.

dalla rivista D&D n.44 – La continuita dell’assistenza

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