Il dopo comincia prima

anastasiaOvvero la fisiologia della continuità
di Lisetta Rafanelli Ostetrica

Sarà mai troppo presto per considerare il prima?
E quand’é il prima di un bambino?

Sarebbe interessante sapere se quel bambino é mai stato “prima”, ma questo ci porterebbe lontano, nelle idee e nel tempo, e non é questo il luogo.

Fermiamoci qui, con questo bambino, possiamo chiamarlo Alessandro e, riferendoci al prima, possiamo soffermarci sui suoi genitori, il padre, la madre e sul loro desiderio, sulla loro aspettativa d‘Alessandro.

Relier chiama questo periodo: stadio della creazione, desiderio del figlio che appare come la materializzazione di una risonanza armoniosa, fra i pensieri complementari del principio maschile e femminile. Possiamo anche chiamarlo pre-concepimento, dove un bambino è ed ancora non é, dove non ci sono limiti, non c’è tempo, giacché é prima del tempo.

E sarà il primo incontro, determinante, stravolgente, fra ovulo e spermatozoo ad essere una matrice per le relazioni future, ‘il femminile e il maschile, che s’incontrano adesso per la prima volta, ma che saranno destinati ad incontrarsi ancora e a portare dentro di sé il ricordo e l’impronta di questa prima volta. Le energie di questi principi, il maschile e il femminile, arrivano qua da un lungo viaggio e portano con sé tutta la loro storia, che é iniziata molto prima: la storia del padre e deila madre; il loro incontro è parte integrante della loro relazione, ma è anche l’unione e l’incontro delle generazioni precedenti, il tutto presente nel momento del concepimento, e compresso in un piccolo puntino, Alessandro appunto, pronto per determinare il dopo.

La stessa energia, lo stesso percorso, lo stesso movimento a spirale condurrà Alessandro nella discesa attraverso il bacino della sua mamma, quando si preparerà a nascere, coma una ripetizione di un movimento, quello del concepimento, che é avvenuto prima. Alessandro e la sua mamma lo conoscono, l’hanno già fatto, a al momento giusto saranno pronti a ripeterlo.

Concepimento, annidamento e scoperta, tre momenti dell’inizialissima fase endouterina che si riproporranno, si ripeteranno dopo, quando, pronto per nascere, Alessandro si confronterà con il bacino della sua mamma, e, liberatosi di tutte le protezioni, liquido, membrane, attraverserà il bacino, lo stretto superiore, medio, inferiore e nascerà.
Da subito la modalità e la qualità della relazione tra Alessandro e la sua mamma porranno le basi per la loro relazione futura, successiva. Il dopo è già iniziato.
Sarà, infatti Alessandro con la qualità delle sue richieste ad indurre l’ascolto e in seguito la risposta nella sua mamma, sarà lui, con ia sua presenza e la sua influenza a determinare quei cambiamenti funzionali alla sua esistenza. Suscitare emozioni, pensieri, sensazioni viaggia con riflessioni, sogni, dialoghi interiori.

Di tutto questo si ciba, si nutre, si ubriaca Alessandro.

Sbriciolare queste emozioni e farle diventare parole é come polverizzarle, Alessandro e la sua mamma lo sanno; la loro relazione, infatti, non é fatta di parole, ma le prepara: le parole, che verranno dopo, si costruiscono ora, nell’attesa, nell’amore.

Dice Gibran a proposito dell’amore:
Sciogliersi ed essere come un ruscello che scorrendo canta alla notte la sua melodia

E non é forse così la gravidanza, ii parto, la vita col bambino?

La continuità e la presenza di questo concetto accompagnano tutta la gravidanza, non so se è amore. Sono sicuramente ormoni, che aprono, ammorbidiscono il corpo materno, lo rendono accogliente, nutriente, fertile, sapiente, competente a contenere e nutrire, sciogliendosi come un ruscello, la cui acqua avvolge, coccola e massaggia il corpo d’Alessandro.

E sono ancora ormoni che intervengono nei parto e lasciano che il ruscello scorra, senza riserve, senza ostacoli, nella notte dell’abbandono, nel canto dell’apertura, lasciando che Alessandro suoni la sua melodia e si apra alla vita.

II dopo é già iniziato e mentre l’acqua continua a scorrere, le parole di Gibran sono ancora lì:

sciogliersi ed essere come un ruscello che scorrendo canta alla notte la sua melodia

Sono ancora ormoni che sciolgono il corpo della mamma e determinano lo sgorgare del latte e la fluida risposta alle richieste d’Alessandro e lasciano che la sua melodia si elevi alla notte, diventi nel tempo un canto, una danza, così com’é sempre stato… come un ruscello…

E anche se può sembrare banale, voglio dirlo, a me sembra amore.
“Ma se amando dovete avere dei desideri

essi siano questi:
sciogliersi ed essere came un ruscello che scorrendo canta alla notte la sua melodia.
Conoscere il dolore della troppa tenerezza.
Ferirsi di comprensione dell’amore;
e sanguinare volentieri e con gioia.
Risvegliarvi all’alba con un cuore alato
e ringraziare per un nuavo giorno d’amore;
riposare nell’ora del meriggio e meditare
dell’amore e dell’estasi”

Mi viene alla mente un quadro: Alessandro e la sua mamma sulla sedia a dondolo, davanti alla finestra, godono del piacere di cullarsi insieme.

Il sole pomeridiano illumina i riccioli spettinati di entrambi, producendo sui loro capi sfumature d’oro.

Alessandro riempie d’amore lo sguardo di sua madre.

Oltre la finestra la campagna toscana si lascia respirare e sfuma attraverso le colline…

Rispecchia un aspetto della gravidanza, il legame col bambino, la risorsa che accompagna i1 legame endogeno, la fluidità, l’acqua, il lato romantico della maternità, l’amore materno.

Legato alla donna madre, al suo istinto, alla sua fluidità, alla capacità di scorrere con la natura.
Legato alla madre terra, al suo sostegno, alla sicurezza di un sapere antico.

Non é l’unica realtà.
Non in ogni momento.
L’altra polarità qual è?

Alessandro e la sua mamma sono soggetti a numerose interferenze, endogene ed esogene, a molti fattori che possono variare il loro fluido equilibrio, che possono allontanarli dalle loro risorse, e anche da loro stessi.

II dopo comincia prima, anche quando non é bello, e Reiier dimostra come lo stress in gravidanza, nel bene (eustress, basso grado di stress) e nel male (stress di media e forte intensità) influenzi comunque il dopo, e sia in relazione con lo stato e il temperamento del bambino.

La nascita prematura, condizione tragica per il bambino (Relier: Adrien e la collera del neonato), ha una sua ripetizione del 16,5% e 17% nelle situazioni di medio ed alto stress e solo del 4% nel normostress.

La nascita distocica, condizione molto difficiie per il bambino, raddoppia con alto stress, e si ripete nel 25% dei casi contro 12,7% nel normastress e 17% con medio stress.

Le malattie dei neonati triplicano in proporzione allo stress, 4,25% nel normostrcss contro 13,8% e 12,5% can alto, medio stress.

Bambini con difficoltà legate all’alimentazione (rigurgiti frequenti che richiedono trattamento medico, vomito molto frequente, biberon non accettato a lungo) sono presenti in numero triplo in caso d’alto stress, 37,5% rispetto a 13,8% nel medio stress e 9,4% nel normostress.

Bambini difficili si accompagnano a madri stressate in misura più che doppia, 76% contro 50% contro 31,6%. Li accompagnano anche disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi e risvegli notturni, disturbi alimentari, affezioni otorinolaringoiatriche, spasmi da singhiozzo).

Questo è un altro quadro, diverso dal precedente.

Immagino colori forti e cupi, il rosso, il viola, punte di nero. Immagino molto movimento di colore, variazioni di tonalità, improvvise e turbolente. Colori elettrici si uniscono e si separano vorticosamente, senza un disegno chiaro, senza un apparente schema, colori che non si lasciano respirare e si rincorrono ripetutamente, e si urtano, sbriciolahdosi in nuove tonalità. Faticoso.

E se è vero che il dopo comincia prima, sarà importante, soprattutto in questi casi di agire prima della gravidanza e durante la gravidanza con un approccio professionale rivoito alla continuità dei processi fisiologici. L’obiettivo primario di riduzione dello stress accompagna questo intervento, nella modalità di comunicazione con la donna/coppia, nell’accoglimento di lei, di lui e del loro bambino, nell’ascolto attivo, nella relazione, nel contatto, nell’uso delle parole e delle mani, nelle proposte di attivazione delle risorse endogene, nell’accompagnamento alla scelta, nell’assistenza.

I processi, se vogliamo, non si concludono mai e in ogni momento, si prepara un dopo.

Questo accompagnamento è il “semplice” lavoro dell’ostetrica.

dalla rivista D&D n.44 – La continuita dell’assistenza

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